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Carla Fossetti

Decoratrice

È nata nel 1936. Cominciò a lavorare alla manifattura Milani quando aveva poco più di 16 anni, intorno al 1953.
Al tempo la fabbrica di terrecotte era diretta ancora da Dante; Remo Benedetti faceva il tornitore, ma alla fine del periodo, prima della chiusura della ditta, fu sostituito da Edo Lucchesi. La patina invece veniva preparata da Carlino Susini, che era anche il fornaciaio, aiutato dal figlio Gianfranco.
Lei invece era una delle decoratrici, che realizzava sia la parte a sgraffio che la pittura; come soggetto prediligeva gli animali. Insieme a lei erano decoratrici Giuliana e Leda Ciampini, Pia Petralli, Maria Disperati, Luciana e Giovanna Gronchi e Lea Farnè.

La lavorazione della terracotta di Montopoli era molto lunga e laboriosa. Oltre al tempo per far decantare l’argilla nei “pilloni” e poi per fare uscire i gas, c’era tutta la fase di decorazione ed anche tutti i tempi dopo per la doppia cottura. Anzitutto prima di fare la graffitura si faceva tirare un poco il pezzo ingobbiato. Poi dopo aver fatto la decorazione si faceva seccare bene per un altro paio di giorni.
Anche la cottura era abbastanza lunga: ci volevano due giorni di “tempera” più una nottata “a fascine” e quindi un’altra giornata per far raffreddare il forno prima di aprirlo per prelevare i pezzi, altrimenti i vasi si rompevano. Tra la prima cottura e la seconda cottura passavano poi almeno due mesi.

Anche dopo che i vasi erano cotti due volte passava altro tempo per la patinatura. La patina veniva fatta con il latte mescolato con delle polveri che si lasciavano decantare per alcuni giorni. Dopo si passava questo liquido sui vasi con una spugnetta, e ci si lasciava un giorno o due. Poi veniva tolta con una spugnetta pulita. Quindi si passava la cera: anche questa una volta applicata andava lasciata un paio di giorni e poi veniva lucidata con un panno.
La parte della inceratura e spannatura della stessa poteva essere svolta anche dalle donne che decoravano.

In seguito nella ditta Milani fu impegnato come decoratore anche il marito, Vittorio Brunelli, ma dal 1960 al 1965, quando Giuseppina era ormai subentrata al padre nella conduzione della produzione di terrecotte. In quel periodo avevano già rinunciato al negozio di Montecatini.
In quegli anni l’ingobbio lo comperavano fuori Montopoli, mentre l’argilla per modellare i vasi veniva sempre cavata in loco. I colori li acquistavano dalla ditta Fanciullacci di Montelupo. Tra i tornitori si era aggiunto anche Averardo Parentini che in seguito lavorò anche per la ditta Etruria.

Negli ultimi tempi della direzione di Giuseppina Milani i vasi venivano ormai cotti una sola volta (sic) e sotto ogni tanto c’era scritto “Antico Milani - Montopoli Arno - Italia”, ma solo in casi eccezionali c’era la data. Quando la ditta chiuse in modo definitivo era ormai in fallimento e molti dei lavoranti – come lei stessa – rimasero con dei crediti insoluti.
Annamaria Disperati dopo che la ditta Milani chiuse mise in piedi la ditta Etruria a San Romano, insieme con la sorella e con il marito. Ma anche altri ex lavoranti di Dante furono impiegati all’Etruria come Parentini e lei stessa. Lei lavorò anche per Puccioni all’incirca fino alla morte di Vinicio.

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